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La natura che Amerigo Pelosini racconta da anni nelle sue fotografie è distante dal paesaggio che si pensa di vedere. E’ lontana dal clamore delle terre lontane, è spogliata di ogni doppio senso, schema o meccanismo inventato dall’uomo. Si trova assai più vicina, dietro le nostre case, sotto i nostri piedi. Ma solo negli angoli dove l’occhio deve andare a cercarla. Tanto vicina quanto sconosciuta. La natura raccontata da Pelosini sembra disabitata dall’uomo. Se ne avverte il passaggio, se ne sente la vicinanza. Ma di lui rimangono solo pochi, inevitabili, segnali. L’obbiettivo di Pelosini è discreto, quasi a non voler disturbare il (dis)ordine naturale organizzato per schemi solo apparentemente senza regole. Qui il fotografo analizza in silenzio, senza interferire, riavvolgendo i fili sparsi di una trama quasi impossibile da definire. Le fotografie di Pelosini suggeriscono una regola, scandiscono il tempo di un’orchestra cacofonica. E catturano la bellezza originaria, trascurata o solo dimenticata, restituendo un’immagine della natura che ha il sapore della scoperta. L’opera di Pelosini è il ricordo della passeggiata che si fa per la prima volta. Quando, non ancora abituati alle chiome degli alberi, se ne resta piacevolmente stupiti. Simone Romani, pittore
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